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L’automobile spinta dall’etere di Nikola Tesla

27 giu

La città di Buffalo, nel nord dello stato di New York negli USA, fu silenziosa testimone di un fatto straordinario nel corso di una settimana durante l’estate del 1931. Nonostante la depressione economica avesse compromesso la produzione e i commerci, la città nondimeno rimaneva una fucina di attività. Un giorno, tra le migliaia di veicoli che ne percorrevano le vie, una lussuosa automobile si fermò accanto, al marciapiede presso il semaforo di un incrocio. Un passante notò come si trattasse di una berlina Pierce-Arrow ultimo modello, coi fari che s’integravano con grazia nei parafanghi nel tipico stile di questa marca. Quello che caratterizzava l’auto in quella fredda giornata estiva era l’assoluta assenza di emissione di vapore o fumi dal tubo di scarico. Il passante si avvicinò al guidatore e attraverso il finestrino aperto commentò l’assenza di fumi dallo scarico. Il guidatore ringraziò il passante per i complimenti sottolineando che era così perché l’automobile “non aveva motore”.
    Questa dichiarazione non è stravagante o maliziosa come potrebbe sembrare. C’era una certa verità in essa. Infatti, la Pierce-Arrow non aveva un motore a combustione interna; aveva invece un motore elettrico. Se l’autista si fosse preoccupato di completare la sua spiegazione al passante, avrebbe potuto dirgli che il motore elettrico non era alimentato da batterie – da nessun tipo di “carburante”.
    L’autista era Petar Savo, e nonostante stesse guidando quell’auto non era il responsabile delle sue incredibili caratteristiche. Queste erano il lavoro dell’unico passeggero, un uomo che Petar Savo conosceva come uno “zio”: non altri che il genio dell’elettricità Nikola Tesla (18 56-1943).
Negli anni ’90 del 19′ secolo Nikola Tesla aveva rivoluzionato il mondo con le sue invenzioni per sfruttare l’elettricità, dandoci il motore elettrico a induzione, la corrente alternata (AC), la radiotelegrafia, il radiocomando a distanza, le lampade a fluorescenza ed altre meraviglie scientifiche. In realtà fu la corrente alternata polifase di Tesla e non la corrente continua di Thomas Edison ad inaugurare la moderna epoca tecnologica.
    Tesla non rimase a dormire sugli allori ma continuò a fare scoperte fondamentali nei campi dell’energia e della materia. Scoprì i raggi cosmici decenni prima di Millikan e fu il primo a sviluppare i raggi-X, il tubo a raggi catodici e altri tipi di valvole.

    Comunque, la scoperta potenzialmente più significativa di Nikola Tesla fu che l’energia elettrica può essere propagata attraverso la Terra ed anche attorno ad essa in una zona atmosferica chiamata cavità di Schumann. Essa si estende dalla superficie del pianeta fino alla ionosfera, all’altezza di circa 80 chilometri . Le onde elettromagnetiche di frequenza estremamente bassa, attorno agli 8 hertz (la risonanza di Schumann, ovvero la pulsazione del campo magnetico terrestre) viaggiano, praticamente senza perdite, verso ogni punto del pianeta. Il sistema di distribuzione dell’energia di Tesla e la sua dedizione alla free energy significavano che con l’appropriato dispositivo elettrico sintonizzato correttamente sulla trasmissione dell’energia, chiunque nel mondo avrebbe potuto attingere dal suo sistema.
    Lo sviluppo di una simile tecnologia rappresentava una minaccia troppo grande per gli enormi interessi di chi produce, distribuisce e vende l’energia elettrica.
    La scoperta di Tesla finì con la sospensione dell’appoggio finanziario alle sue ricerche, l’ostracismo da parte della scienza ufficiale e la graduale rimozione del suo nome dai libri di storia. Dalla posizione di superstar della scienza nel 1895, Tesla nel 1917 era virtualmente un “signor nessuno”,, costretto a piccoli esperimenti scientifici in solitudine. Nei suoi incontri annuali con la stampa in occasione del suo compleanno, una figura sottile nel cappotto aperto di stile anteguerra avrebbe annunciato ai giornalisti le scoperte e gli sviluppi delle sue idee. Era un triste miscuglio di ego e genio frustrato.
    Nel 1931, Nikola Tesla compì 75 anni. In una rara dimostrazione di omaggio da parte dei media, la rivista Time gli dedicò la copertina e un profilo biografico. L’anziano ingegnere e scienziato appariva emaciato anche se non sofferente, i suoi capelli ancora di un nero lucido e lo stesso sguardo lontano nei suoi occhi di sognatore.

Le Auto Elettriche Rimangono Indietro
All’inizio del ventesimo secolo, per le automobili elettriche le prospettive erano luminose. Futuristi come Jules Verne avevano anticipato veicoli elettrici alimentati da batterie che erano meccanicamente più semplici, silenziosi, inodori, facili da adoperare e con meno problemi di qualunque automobile con motore a benzina.
    Nell’automobile con motore a benzina occorreva regolare la valvola a farfalla, l’anticipo dell’accensione, pompare sull’acceleratore e far girare il motore con una manovella. In un’auto elettrica bastava soltanto girare una chiave e premere l’acceleratore. Rilasciando l’acceleratore l’auto rallentava immediatamente.
    Se necessario, in un’epoca in cui vi erano poche officine per auto, un normale elettricista poteva eseguire la manutenzione del semplice motore a corrente continua. Non vi era olio da cambiare, né radiatore da riempire, né pompe della benzina o dell’acqua da sistemare, nessun problema di carburazione, nessuna marmitta che si arrugginiva, nessun differenziale o trasmissione da controllare, e nessun inquinamento! Il grasso e l’olio erano limitati a un paio di cuscinetti a sfere del motore elettrico e ad alcuni raccordi del telaio.
    Per le loro consegne i grandi magazzini impiegavano camion elettrici. I medici iniziarono a recarsi alle visite al domicilio dei pazienti con “l’elettrica”, sostituendo il proprio cavallo e calesse con qualcosa di altrettanto semplice da mantenere. Le donne preferivano le auto elettriche per la facilità di guida. Poiché le vetture elettriche erano limitate in velocità e autonomia dalle loro batterie, diventarono popolari come trasporti cittadini.

    Al di fuori delle città, le strade dell’America di allora erano così primitive che diventarono riservate ai veicoli con motore a combustione interna, più veloci, con autonomia maggiore e in rapido progresso. Così, negli USA vi fu una specie di età dell’oro per i veicoli elettrici dopo che il resto del mondo iniziò ad abbandonarli. Detroit Electric, Columbia, Baker, Rauch & Lang e Woods furono le principali aziende tra quelle che producevano questo tipo di veicoli elettrici; si svilupparono nella loro nicchia di mercato con una serie di carrozzerie formali, spesso eleganti.
    Il tallone d’Achille delle vetture elettriche, comunque, fu sempre la densità energetica delle sue batterie, ovvero la sua scarsità. Le batterie erano dei tipo al piombo, pesanti e ingombranti, e sottraevano molto spazio prezioso. Il peso eccessivo riduceva la maneggevolezza e limitava le prestazioni, anche per gli standard di quegli anni. I veicoli elettrici non potevano superare i 70- 80 Km/h , poiché a queste velocità la batteria si poteva distruggere in un attimo. Spunti attorno ai 60 Km/h si potevano sostenere per tempi brevissimi, e la tipica gamma di velocità dei percorsi era di 25- 35 Km/h . Le batterie richiedevano ricariche ogni notte e l’autonomia massima superava difficilmente i 160 chilometri . Nessun costruttore di veicoli aveva mai installato un generatore elettrico di corrente continua, che avrebbe potuto restituire piccole quantità di energia alle batterie mentre il veicolo era in movimento, aumentandone così l’autonomia. Vi furono promesse su future potenti batterie innovative sin dai tempi di Edison, ma alla fine non se ne vide traccia.
    Non appena la velocità e l’affidabilità delle automobili a benzina migliorarono, le auto elettriche furono abbandonate e rimasero le preferite dai pensionati e dalle signore anziane. L’introduzione della messa in moto elettrica nelle auto a benzina mise il chiodo finale alla bara delle auto elettriche.

La Comparsa di Nikola Tesla
Negli anni ’60 un ingegnere aeronautico di nome Derek Alilers incontrò Petar Savo e sviluppò una lunga amicizia con lui. Durante il loro sodalizio durato dieci anni, Savo gli parlò del suo illustre “zio” Nikola Tesla e delle sue realizzazioni negli anni ’30. (Savo era un giovane parente di Tesla anche se non un nipote, ma si riferiva a lui come “zio”.)
    Nel 1930 Nikola Tesla chiese a suo “nipote” Petar Savo di venire a New York. Savo (nato in Jugoslavia nel 1899, quindi 43 anni più giovane di Tesla) era stato nell’esercito austriaco ed era un esperto pilota, così colse fervidamente l’opportunità di lasciare la Jugoslavia (paese natale di Nikola Tesla). Si trasferì negli USA stabilendosi a New York.
    Nel 1967, in una serie di interviste, Savo descrisse la sua parte nell’episodio dell’auto elettrica di Tesla.
    Durante l’estate del 1931, Tesla invitò Savo a Buffalo, nello stato di New York, per mostrargli e collaudare un nuovo tipo di automobile che aveva sviluppato di tasca sua. Casualmente, Buffalo è vicina alle cascate del Niagara – dove era entrata in funzione nel 1895 la stazione idroelettrica a corrente alternata di Tesla che lo aveva innalzato al culmine della stima da parte della scienza ortodossa. La Westinghouse Electric e la Pierce-Arrow avevano preparato questa automobile elettrica sperimentale seguendo le indicazioni di Tesla. (George Westinghouse aveva acquistato da Tesla i brevetti sulla corrente alternata per 15 milioni di dollari all’inizio del 20′ secolo.)
    La Pierce-Arrow adesso era posseduta e finanziata dalla Studebacker Corporation, e utilizzò questo solido appoggio finanziario per lanciare una serie di innovazioni. Tra il 1928 e il 1933 l ‘azienda automobilistica presentò nuovi modelli con motori ad 8 cilindri in linea e 12 cilindri a V, i futuristici prototipi Silver Arrows, nuovi stili e miglioramenti di tecnica ingegneristica. La clientela reagì positivamente e le vendite della Pierce-Arrow aumentarono la quota aziendale nel mercato delle auto di lusso, nonostante nel 1930 quest’ultimo fosse in diminuzione. In una situazione così positiva, progetti “puramente teorici” come l’auto elettrica di Tesla erano all’interno di questa sfera concettuale. Nella tradizionale mistura di arroganza e ingenuità dell’azienda, niente sembrava impossibile.
    Così, per le sperimentazioni era stata selezionata una Pierce-Arrow Eight del 1931, proveniente dall’area di collaudo dell’azienda a Buffalo, nello stato di New York. Il suo motore a combustione interna era stato rimosso, lasciando intatti la frizione, il cambio e la trasmissione verso l’asse posteriore. La normale batteria da 12 volt rimase al suo posto, ma alla trasmissione era stato accoppiato un motore elettrico da 80 cavalli.

    Tradizionalmente, le auto elettriche montavano motori a corrente continua alimentati da batterie, dato che quella continua è il solo tipo di corrente che le batterie possono fornire. Si sarebbe potuto utilizzare un convertitore corrente continua/corrente alternata, ma a quei tempi tali dispositivi erano troppo ingombranti per essere montati su un’automobile.
    Il crepuscolo delle auto elettriche era già passato da tempo, ma questa Pierce-Arrow non venne dotata di un semplice motore a corrente continua. Si trattava di un motore elettrico a corrente alternata progettato per raggiungere 1.800 giri al minuto. Il motore era lungo 102 centimetri con un diametro di 76, senza spazzole e raffreddato ad aria per mezzo di una ventola frontale, e presentava due terminali di alimentazione indirizzati sotto il cruscotto ma lasciati senza collegamento. Tesla non disse chi costruì il motore elettrico, ma si ritiene che fu una divisione della Westinghouse. Sul retro dell’automobile era stata fissata un’antenna di 1,83 metri .

L’Affare “Etere-Arrow”
Petar Savo raggiunse il suo famoso parente, come quest’ultimo gli aveva chiesto, e a New York salirono assieme su un treno diretto verso il nord dello stato omonimo. Durante il viaggio l’inventore non commentò la natura dell’esperimento.
    Arrivati a Buffalo, si recarono presso un piccolo garage dove trovarono la nuova Pierce-Arrow. Il Dr. Tesla sollevò il cofano e fece qualche regolazione sul motore elettrico a corrente alternata sistemato al suo interno. In seguito si recarono a predisporre gli strumenti di Tesla. Nella camera di un hotel delle vicinanze il genio dell’elettricità si mise a montare il suo dispositivo. In una valigia a forma di cassetta si era portato dietro 12 valvole termoioniche. Savo descrisse le valvole “di costruzione curiosa”, sebbene in seguito almeno tre di esse siano state identificate come valvole rettificatrici 70L7-GT. Furono inserite in un dispositivo contenuto in una scatola lunga 61 centimetri , larga 30,5 e alta 15. Non era più grande di un ricevitore radio ad onde corte. Al suo interno era predisposto tutto il circuito elettronico comprese le 12 valvole, i cablaggi e le resistenze. Due terminali da 6 millimetri di diametro e della lunghezza di 7,6 centimetri sembravano essere le connessioni per quelli del motore.
    Ritornati all’auto del l’esperimento, misero il contenitore in una posizione predisposta sotto il cruscotto dalla parte del passeggero. Tesla inserì i due collegamenti controllando un voltmetro.

“Ora abbiamo l’energia”, dichiarò, porgendo la chiave d’accensione a suo nipote. Sul cruscotto vi erano ulteriori strumenti che visualizzavano valori che Tesla non spiegò.
    Dietro richiesta dello zio, Savo mise in moto. “Il motore è partito”, disse Tesla. Savo non sentiva alcun rumore. Nonostante ciò, coi pioniere dell’elettricità sul sedile del passeggero, Savo selezionò una marcia, premette sull’acceleratore e portò fuori l’automobile.
    Quel giorno Petar Savo guidò questo veicolo senza combustibile per lungo tempo, per circa 80 chilometri attorno a Buffalo, avanti e indietro nella campagna. Con un tachimetro calibrato a 190 chilometri orari a fondo scala, la Pierce-Arrow venne spinta fino a 145 km/h , e sempre con lo stesso livello di silenziosità del motore.
    Mentre percorrevano la campagna Tesla diventava sempre più disteso e fiducioso sulla sua invenzione; cominciò così a confidare a suo nipote alcuni suoi segreti. Quel dispositivo poteva alimentare le richieste di energia del veicolo per sempre, ma poteva addirittura soddisfare il fabbisogno energetico di un’abitazione – e con energia in avanzo.
    Pur se riluttante, inizialmente, a spiegarne i principi di funzionamento, Tesla dichiarò che il suo dispositivo era semplicemente un ricevitore per una “misteriosa radiazione, che proviene dall’etere” la quale “era disponibile in quantità illimitata”.

Riflettendo, mormorò che “il genere umano dovrebbe essere molto grato per la sua presenza”.
    Nel corso dei successivi otto giorni Tesla e Savo provarono la Pierce-Arrow in percorsi urbani ed extraurbani, dalle velocità estremamente lente ai 150 chilometri all’ora. Le prestazioni erano analoghe a quelle di qualunque potente automobile pluricilindrica dell’epoca, compresa la stessa Pierce Eight col motore da 6.000 cc di cilindrata e 125 cavalli di potenza.
Tesla raccontò a Savo che presto il ricevitore di energia sarebbe stato utilizzato per la propulsione di treni, natanti, velivoli e automobili.
Alla fine della sperimentazione, l’inventore e il suo autista consegnarono l’automobile in un luogo segreto, concordato in precedenza – il vecchio granaio di una fattoria a circa 30 chilometri da Buffalo. Lasciarono l’auto sul posto, ma Tesla si portò dietro il suo dispositivo ricevitore e la chiave d’accensione.
    Questo romanzesco aspetto dell’affare continuò. Petar Savo raccolse delle indiscrezioni secondo le quali una segretaria aveva parlato delle prove segrete ed era stata licenziata. Ciò spiegherebbe un impreciso resoconto sulle sperimentazioni che apparve su diversi quotidiani.
Quando chiesero a Tesla da dove arrivasse l’energia, data l’evidente assenza di batterie, egli rispose riluttante: “Dall’etere tutto attorno a noi”.
Alcuni suggerirono che Tesla fosse pazzo e in qualche modo collegato a forze sinistre e occulte. Tesla fu incensato. Rientrò assieme alla sua scatola misteriosa al suo laboratorio di New York. Terminò così la breve esperienza di Tesla nel mondo dell’automobile.
Questo incidente dell’infrazione nella sicurezza può essere apocrifo, dato che Tesla non disdegnava di utilizzare la pubblicità per promuovere le sue idee ed invenzioni, sebbene quando questi dispositivi mettevano in pericolo lo status quo dell’industria egli aveva ogni buona ragione per essere circospetto nei suoi rapporti.
    L’azienda Pierce-Arrow aveva già toccato il culmine del suo successo nel 1930. Nel 1931 era in calo. Nel 1932 l ‘azienda perse 3 milioni di dollari. Nel 1933 vi furono problemi amministrativi anche nell’azienda madre Studebacker che vacillò sull’orlo della liquidazione. L’interesse passò dall’innovazione alla pura sopravvivenza, e qui la Pierce-Arrow abbandona il nostro racconto.

Un mistero all’interno di un enigma
Circa un mese dopo la pubblicazione dell’episodio, Petar Savo ricevette una telefonata da Lee DeForest, un amico di Tesla e pioniere nello sviluppo delle valvole termoioniche. Egli chiese a Savo se i test lo avessero soddisfatto. Savo rispose con entusiasmo e DeForest lodò Tesla come il più grande scienziato vivente al mondo.
    In seguito, Savo chiese a suo “zio” sugli sviluppi del ricevitore energetico in altre applicazioni. Tesla rispose che era in contatto con uno dei principali cantieri nautici per realizzare una nave con un dispositivo simile a quello dell’automobile elettrica sperimentale. Tuttavia, non gli si potevano chiedere maggiori dettagli dato che era ipersensibile riguardo alla sicurezza del suo dispositivo – e non si può dargli torto. In passato, potenti interessi avevano cercato di ostracizzare Tesla, ostacolando ogni suo sforzo per promuovere ed applicare le proprie tecnologie.
    Chi scrive non è a conoscenza di alcun documento pubblico che descriva un esperimento nautico, o se quest’ultimo accadde. Non venne divulgata alcuna informazione.
Il New York Daily News del 2 aprile 1934 riportava un articolo intitolato “Il sogno di Tesla di un’energia senza fili vicino alla realtà”, che descriveva un “esperimento programmato per spingere un’automobile utilizzando la trasmissione senza fili di energia elettrica”. Questo successe dopo l’episodio e non vi era menzione di “free energy”.
    Nel periodo in cui l’automobile dovrebbe essere stata svelata, la Westinghouse Corporation , sotto la presidenza di F. A. Merrick, pagò per la sistemazione di Tesla al New Yorker, il più nuovo e lussuoso hotel di New York. In esso l’anziano scienziato visse gratuitamente per tutto il resto della sua vita. Tesla venne anche reclutato dalla Westinghouse per ricerche non ben specificate sulle trasmissioni senza fili ed egli interruppe le sue dichiarazioni pubbliche sui raggi cosmici.
    Forse che la Westinghouse comprò il riluttante silenzio di Tesla sulle sue scoperte free energy? Oppure venne finanziato per proseguire dei progetti segreti talmente speculativi da non costituire una minaccia per il complesso industriale nell’immediato futuro? Cala il sipario su un mistero all’interno di un enigma.

Igor Spajic

Tratto da www.disinformazione.it

KRISHNAMURTI E LA PERCEZIONE DIRETTA DELLA VERITA’

18 mar

Krishnamurti è stato uno dei più originali pensatori del nostro tempo, investigò le fondamentali questioni della vita, il vero significato dell’amore, della religione, del tempo e della morte senza cercarne le risposte nei libri, nelle Sacre Scritture, senza accettarne alcuna credenza, né alcuna religione organizzata, né alcun sistema di pensiero.

Come il Buddha, Krishnamurti cercava la risposta a queste domande mediante l’osservazione, la ricerca e la conoscenza di sé, giungendo a una percezione diretta della verità che va oltre i concetti individuali, alle teorie e alle descrizioni. Egli non era né un erudito né un intellettuale; non si occupava né di teorie né di concetti, parlava soprattutto delle sue ricerche e delle sue indagini.

Ciò che lui ha detto può essere stato detto prima da altri, ma Krishnamurti giunse alla verità da se stesso. In un’epoca dominata dalla scienza e dall’intelletto, egli ha indicato i limiti del pensiero e della conoscenza come mezzo di vero cambiamento. In questo articolo propongo di riflettere su alcuni aspetti essenziali del suo insegnamento come pure delle grandi verità da lui esposte.

La fonte di tutti i problemi umani, grossi e piccoli, si trova nella psiche dell’individuo

L’uomo esiste su questo pianeta da oltre un milione di anni, la sua conoscenza del mondo esterno è molto progredita e sono aumentati e accresciuti il suo potere e la sua abilità nel fronteggiare le calamità naturali ma, interiormente, nella sua coscienza, l’uomo non è molto evoluto. E’ ancora assai simile all’uomo primitivo: pauroso, insicuro, forma gruppi (religiosi e laici), combatte e prepara la guerra, cerca vantaggi propri e biasima gli altri.

E’ capace di viaggiare sulla luna e di comunicare con tutto il globo in pochi minuti, ma non riesce ad amare i suoi simili e a vivere in pace. L’uomo moderno è ancora brutale, egoista, violento e possessivo come l’uomo primitivo, anche se ora si nasconde dietro parole e pensieri nobili. Questo disarmonico sviluppo dell’essere umano lo ha portato all’annullamento di se stesso. L’uomo è sull’orlo della guerra nucleare, prossimo alla totale estinzione. Questi suoi accresciuti poteri e conoscenze non sono uniti alla giusta intelligenza e alla giusta visione che sono invece necessari.

Perché? Perché non ci siamo evoluti psicologicamente? Perché non abbiamo mai diretto la nostra attenzione interiormente, per comprendere i nostri pensieri e i nostri sentimenti? Siamo così soddisfatti, così abbagliati dai nostri conseguimenti, dal nostro “progresso” nel mondo esteriore, che abbiamo trascurato completamente il mondo interiore della nostra coscienza. L’ostilità dell’uomo primitivo poteva fare solo poco danno, ma quella dell’uomo moderno, con tutto il suo potere, è molto più devastante e ne stiamo subendo le disastrose conseguenze.

Crediamo di poter risolvere il problema organizzando meglio la società ma è una radicata illusione realizzare una società produttiva e non violenta, con milioni di individui violenti e aggressivi. Anche se è possibile contenere la violenza in qualche direzione, essa si esprimerà in altri modi. Le rivoluzioni vanno e vengono, il dispotismo dell’uomo contro l’uomo non è ancora superato, ha soltanto assunto altre forme.

Una società veramente non violenta e pacifica è possibile soltanto se l’individuo si trasforma psicologicamente e fondamentalmente. Qualsiasi altro cambiamento è insignificante, temporaneo, non risolverà mai i problemi definitivamente. Le caratteristiche di una società sono determinate da quelle degli individui. Tutti i problemi che si manifestano oggi nella società riflettono i problemi della psiche dell’individuo. Quindi dobbiamo soprattutto occuparci della trasformazione interiore dell’uomo e non semplicemente di come organizzare la società.

L’individuo cambia soltanto quando cambia la coscienza. La virtù non può essere imposta

Tutte le religioni hanno tentato di cambiare l’uomo ma non ci sono riuscite. Se ci fossero riuscite, non avremmo tanta crudeltà, guerre e odio. Dobbiamo quindi prendere in considerazione come mai le religioni non sono riuscite a trasformare l’uomo e imparare da questo. Tutte le religioni hanno indicato un sentiero, una serie di virtù da praticare, dei vizi da evitare.

Mettere in pratica le virtù non altera di per sé la coscienza dell’uomo. Praticare deliberatamente, intenzionalmente azioni gentili non produce la gentilezza della propria coscienza, diventa un’altra acquisizione, un’altra meta nella vita, un altro metodo per ricercare la propria soddisfazione. La gentilezza del cuore invece si esprime spontaneamente in ogni pensiero, in ogni parola e in ogni azione.

Similmente non si può praticare la non violenza, finché si è aggressivi, finché si odia e finché si è violenti interiormente. La non violenza diventa solo una facciata, un’esteriorità ipocrita, una fredda e calcolata commedia. E’ soltanto osservando le cause della violenza ed eliminandole che la violenza finirà. Così la virtù non può essere né praticata né coltivata. E’ uno stato mentale, uno stato della coscienza che sopraggiunge quando c’è la conoscenza di sé, la comprensione, la chiarezza e la visione intuitiva.

Non può essere acquisita con uno sforzo di volontà, richiede ‘insight’. E l’insight giunge con l’osservazione, con la riflessione e con la consapevolezza sensibile. E’ la percezione della verità che libera la coscienza dalla sua ignoranza e dalle sue illusioni; è l’ignoranza che genera il disordine della psiche. La bontà deve essere spontanea, altrimenti non è bontà.

Qualsiasi cambiamento nella condotta esteriore dell’uomo, generato dalla paura, dall’imposizione, dal conformismo, dall’imitazione e dalla propaganda, non costituisce un vero cambiamento nella nostra coscienza. Ed è perciò superficiale e contrastante.

La Verità, la liberazione e l’illuminazione non possono dipendere da un altro

Da tempo immemorabile l’uomo dipende da un Guru, da una religione o da un libro per conoscere il proprio cammino. Krishnamurti mette in rilievo che la verità è una terra senza sentiero: “Dovete essere luce a voi stessi e non cercare la luce da un altro”. Il ruolo di un Guru è solo d’indicare la via: è l’individuo stesso che deve imparare. Saper imparare è molto più importante che sapere insegnare e nessuno può insegnare se non conosce se stesso.

Ognuno deve pervenire alla verità da se stesso. Le nostre esperienze, le tradizioni della nostra cultura e della nostra religione non trovano la vera risposta ad alcuna seria questione. Le nostre credenze, le nostre opinioni, conclusioni e pregiudizi, ci impediscono di vedere le cose nella loro vera prospettiva poiché colorano la nostra visione.

Dobbiamo renderci conto di ciò e dubitare di qualsiasi opinione, qualsiasi conclusione che ci venga alla mente poiché ciò non rappresenta la verità. E’ quando si indaga in se stessi per ricercare la verità e non semplicemente per ricercare soddisfazioni che potremo apprendere, in un costante stato di ricerca e di dubbio, senza cercare di arrivare.

Quel che possiamo ricevere da un altro è un pensiero, una domanda, ma l’esplorazione deve essere propria. Finché da voi stessi non pervenite alla verità, la verità è soltanto una descrizione. C’è differenza tra il Buddha e il professore di filosofia buddista; il primo ha il vero insight, la coscienza, l’altro ne ha soltanto una descrizione.

L’uomo spesso confonde il simbolo, la parola e il concetto con la cosa reale. Vero cristiano è colui che vive secondo il sermone della montagna (e voi potete farlo se avete la coscienza del Cristo) e non l’uomo che va in chiesa e ne adempie i riti. Tutte le chiese, tutte le religioni organizzate sono solamente riuscite a ridurre la grande verità semplicemente a un sistema, a un simbolo, a un rito.

Ciò che importa non è l’abito, l’etichetta, ma il contenuto della coscienza interiore. Il ruolo dell’insegnante, del Guru, è quello di fare luce lungo la via. Non si resta ad adorare la lampada, ma si percorre quella strada. Krishnamurti ripetutamente enfatizzava che aveva poco significato accettare o respingere quello che lui diceva. Ha valore soltanto quando esaminiamo e scopriamo personalmente.

Qualsiasi organizzazione che tenta di propagare la verità con la fede, ortodossia o propaganda, serve soltanto a condizionare ulteriormente la mente dell’individuo e a renderlo schiavo. Una significativa ricerca richiede libertà dalle credenze, dai pregiudizi, dalle conclusioni e dai condizionamenti. Ciò richiede una profonda conoscenza di se stessi. La verità non può essere organizzata e diffusa, le organizzazioni che cercano di fare questo non hanno valore.

La comprensione intellettuale non è vera comprensione

Spesso una risposta intellettuale soddisfa le nostre domande e ciò pone fine alla nostra ricerca. Quando ciò accade, la comprensione intellettuale è un ostacolo alla scoperta della verità. La verità è molto più profonda della logica e della ragione e la risposta intellettuale non è una risposta completa. La comprensione intellettuale può servire soprattutto a qualcosa di superficiale.

La comprensione può essere confermata dai libri o da parte di altri, ma è solo un modello di pensiero, parte della memoria, da non confondere con la realizzazione della verità di qualcosa. Così, se la comprensione intellettuale è limitata, allora cos’è che rivela la verità? Si deve osservare noi stessi come fa uno scienziato quando osserva un fenomeno che gli interessa; non vuol cambiarlo, l’osserva senza scegliere, senza far sì che le sue scelte interferiscano con quello che osserva.

Quando osserviamo noi stessi in quello stesso modo, con passiva consapevolezza, senza formare una frettolosa opinione o una conclusione, agendo con pazienza e con scetticismo, soltanto allora potremo scoprire cosa è vero e cosa è falso e il falso cadrà da solo senza alcuno sforzo di volontà. Allora l’ignoranza si dissolverà alla luce della comprensione. Senza questo obiettivo e senza l’appassionata, autentica ricerca delle nostre conclusioni, fedi, attaccamenti, desideri e motivazioni, ha poco significato identificarsi a un gruppo, a una teoria, a una fede e a un giudizio.

E’ una tragedia della nostra vita non essere stati educati a guardarci nel modo giusto. Ci occupiamo solo del mondo esterno affrontando in parte i suoi problemi. Si può essere abili in certe attività ma non sappiamo se il piacere porta felicità, se il desiderio e l’attaccamento sono la stessa cosa come l’amore e perché le diversità fra gli uomini si trasformano in ineguaglianze. Se vediamo con chiarezza che perseguire il piacere non porta la felicità, allora la nostra prospettiva verso la vita si trasforma e il perseguimento del piacere cade senza alcuno sforzo o sacrificio o soppressione.

Allora c’è una naturale austerità, totalmente diversa dalla pratica auto imposta dell’austerità. E colui che è realmente realizzato si rende conto che non è diverso da un altro essere umano. Come mai diamo tanta importanza alle differenze relativamente superficiali pur essendo tutte solo acquisizioni e perché ci sentiamo diversi quando in realtà facciamo parte della stessa coscienza umana?

Se, per ipotesi, togliamo a un uomo i suoi averi, la sua conoscenza, le sue credenze, ecc. e guardiamo nella sua coscienza, è essa veramente diversa da quella di un altro essere umano? Come la casta, il colore, la fede di un essere umano non mutano la composizione del suo sangue, i suoi requisiti sia mentali che materiali non alterano la sua coscienza. E’ l’ignoranza dell’uomo che ci divide, non le differenze fra di noi.

Conclusione

L’umanità è presa da una grande illusione, crede di poter risolvere i suoi problemi mediante la legislazione, le riforme politiche e sociali, il progresso scientifico e tecnologico, una maggiore conoscenza, una grande ricchezza, un grande potere e un grande controllo. L’umanità potrà risolvere qualche problema con tutto ciò, ma si tratterà di problemi superficiali, temporanei; hanno l’effetto dell’aspirina e non curano la malattia.

Continueremo a creare nuovi problemi da una parte e cercheremo di risolverli da un’altra parte per mantenere l’illusione di “progresso”. Non resta molto tempo ormai perché la malattia si aggrava rapidamente e sta per estinguere l’”Uomo”. Se l’uomo non si trasforma interiormente, mutando nella sua psiche, presto farà parte di quelle sfortunate creature che sono vissute a lungo su questo pianeta e poi si sono estinte perché non hanno saputo adattarsi.

Tratto da: http://www.altrogiornale.org

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