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JODOROWSKI E LA PSICOMAGIA

23 mag

alejandro_jodorowskyAlejandro Jodorowsky con la Psicomagia tenta un diverso approccio alla nostra realtà e al modo di affrontarla. La vita non viene legata all’azione quotidiana ma acquisisce una una diversa prospettiva che coinvolge ogni aspetto della realtà. In questo modo, secondo Jodorowsky e la Psicomagia possiamo affrontare il mondo con nuovi metodi e su nuovi piani, ad esempio con il teatro, la magia o con altri rituali pagani.

Jodorowsky, è riuscito a dare delle risposte alternative alle problematiche quotidiane, e la sua pratica psicomagica, ai confini del sogno e della realtà, è la direzione che ha scelto per affrontare la vita.

Nel momento in cui ci accorgiamo che nella nostra vita qualcosa deve essere cambiato ci si aprono di fronte una serie di alternative:

La pratica psicomagica si affida alla terapia “panica” che è un’alternativa alla più comune psicologia; chiunque decida di affidarsi alla psicomagia deve crederci e deve avere la volontà di cambiare il proprio atteggiamento rispetto a tutte le paure che lo tormentano.

La psicomagia però si affida a un’altra dimensione e il suo spazio d’azione si allontana da qualunque schema precostituito e dalla psicologia stessa.

Nel libro di Jodorowskj si arriva al paradosso della piena coscienza di non sapere di cosa realmente parli, ma nonostante tutto si riesce a coglierne il senso autentico.
Si vivono diversi tempi, dal rituale dell’antico Messico alle serate parigine al Cabaret Mystique, dove da tempo Jodorowsky si esibisce in uno spettacolo a metà tra il teatrale e la terapia di gruppo.
La bellezza del libro di Jodorowskj e della psicomagia sta nella capacità di raccontare la conosciuta e monotona realtà sotto nuovi aspetti e con diversi piani di lettura e di interpretazione.

Jodorowsky confonde la realtà con il sogno liberando l’immaginazione verso nuove terre. Leggerne la prosa è come rileggere la propria quotidianità con altri occhi

Ci si meraviglia del mondo senza perdere l’immaginazione e la fantasia, liberando energie represse o latenti. Non ogni gesto sconsiderato e privo di logica è considerato un atto piscomagico, Jodorowsky non spinge alla violenza o al vandalismo come forma per liberare le proprie angosce; bisogna essere coscienti di volersi liberare della paure in modo costruttivo e positivo, seguendo l’atto psicomagico.

Jodorowsky segue gli arcani rituali messicani, o legge i tarocchi, o vive la realtà come atto teatrale, è un personaggio poliedrico che cerca una nuova via e una diversa chiave di lettura.

È la semplicità che rende i rituali profondi, efficaci e al tempo stesso mistici; e per un attimo, grazie a questa arcana alchimia.

Attraverso tutto ciò si giunge ad una percezione della vita completamente diversa ed ad un godimento dell’essenza della vita stessa.

Tratto da vitanaturale.it

LA PSICOLOGIA TRANSPERSONALE

20 mar

aiptTranspersonale vuol dire “ciò che è oltre la personalità”, intesa come “maschera” che nasconde l’essenza dell’essere umano e si riferisce alle più alte potenzialità, in particolare alla dimensione spirituale del Sé.

La psicologia transpersonale studia le potenzialità inesplorate della salute psicologica e dello sviluppo: la coscienza e i suoi stati non ordinari, la creatività, l’intuizione, i valori e i processi di trasformazione verso la completezza e gli attributi della piena maturità.

Integrando la psicologia con la tradizione meditativa, la psicologia transpersonale rileva che lo stato dell’io considerato sano e normale è limitato, distorto e affetto da una sofferenza autoprodotta e distruttiva.

L’approccio transpersonale mira a trascendere i limiti dello stato ordinario per integrare le componenti della totalità umana (fisiche, emotive, mentali e spirituali), e realizzare la coscienza transpersonale, in cui il senso dell’identità si estende oltre la personalità, abbracciando più vasti aspetti della psiche, dell’umanità e del cosmo.

La crescita spirituale è riconosciuta essenziale per la sana e totale maturità della persona, che implica lo sviluppo della consapevolezza e dell’amore.

Interessata alle radici psicologiche delle crisi che minacciano attualmente la vita del pianeta, la prospettiva transpersonale mira allo sviluppo di persone sagge e mature, risvegliate alla solidarietà verso l’umanità e alla reverenza verso la natura, che contribuiscano al benessere della vita umana.

Tratto da www.aipt.it

Il Percorso Integrale della Crescita Umana

Chi siamo, cosa possiamo conoscere e creare, e quale ruolo possiamo avere nell’evoluzione dell’universo? Quale felicità ci è possibile nella vita umana e come possiamo essere portatori di felicità per gli altri? Abbiamo realizzato il livello massimo della nostra salute mentale e della nostra intelligenza, o le nostre potenzialità sono sprecate in una vita poco sapiente e fruttuosa?

La psicologia transpersonale, in particolare l’approccio integrale, accosta la ricerca scientifica e quella meditativa, applicandole all’esistenza per dare una risposta coerente a queste domande, attraverso lo studio delle potenzialità umane, degli stadi dello sviluppo della coscienza e delle possibilità di bene che sono presenti nella vita umana sanamente e completamente cresciuta.

Descrivendo le qualità e le possibilità che si aprono all’esperienza con lo sviluppo della coscienza, l’approccio integrale vuole essere uno stimolo e un contributo al superamento di quell’inconsapevolezza di sé che affligge la persona cosiddetta “normale”, già definita da Maslow come affetta da una “psicopatologia della normalità”, verso quella Liberazione che le tradizioni sapienziali di tutti i tempi additano come mèta del cammino umano.

Nella tradizione meditativa, il termine Liberazione qualifica la realizzazione del Sé quale totalità bio-psico-spirituale e centro supercosciente che trascende l’io cosciente e il flusso dei fenomeni psichici. Liberazione equivale quindi a piena espressione dei poteri dell’interiorità e superamento della sofferenza prodotta dall’ignoranza ordinaria.

Come appare nella Figura 2.1, i termini Sé ed io rappresentano due centri focali di consapevolezza, l’uno aperto all’infinito e al mistero dell’Essere, l’altro incapsulato nel corpo e imprigionato nel divenire; l’uno, abbraccia la totalità corporea, mentale e spirituale, l’altro è identificato con ristrette porzioni del corpo-mente; l’uno, libero e risvegliato all’essere parte indivisa della vita universale, l’altro ignaro e costretto nell’autodifesa dalle paure dell’esistenza.

Il Sé e l’io

Poiché l’intero arco dello sviluppo è descritto come il continuum da uno stadio preegoico (in cui ancora il senso dell’io nelle sue funzioni non è sviluppato), a uno egoico (in cui l’io si realizza nelle sue funzioni), a uno transegoico (in cui l’io è trasceso in un più alto stadio di vita), assume una profonda rilevanza nell’approccio integrale la comprensione del termine “io”.

Poiché l’io è un traguardo da raggiungere dalla prospettiva infantile e un traguardo da superare nella prospettiva adulta e matura, l’arco dello sviluppo dell’io è di cruciale importanza, sia per la comprensione dell’esperienza trans-personale che per evitare possibili pre-trans confusioni della prospettiva evolutiva (13). La pre-trans confusione, nelle parole di Wilber (14), significa la confusione, invalsa soprattutto nella New Age, tra gli stati pre-razionali e quelli trans-razionali, entrambi non razionali ma relativi a gradi diversi di strutturazione cognitiva.

Cruciale è la distinzione tra l’accezione dell’io in psicologia e quella della tradizione sapienziale e meditativa.

Nella psicologia scientifica l’io è un termine descrittivo usato per designare un centro della personalità che ha continuità nel tempo ed è capace di funzioni regolatrici e integrative che danno la possibilità di pensare, riflettere su sé stessi, distinguere la realtà dalla fantasia ed esercitare un controllo su impulsi, desideri e volontà. Nell’accezione psicoanalitica, l’io si sviluppa attraverso la differenziazione del sé (quale matrice psicofisiologica originaria) dal mondo oggettuale (inteso sia come figure di riferimento affettivo che come ambiente) ed è membro della struttura tripartita (super-io, es, io). In questo contesto, l’io corrisponde a specifiche funzioni di adattamento alla realtà e si sviluppa dai tre anni all’età adulta, ove raggiunge l’apogeo della maturità.

Nella tradizione meditativa Vedånta, il Sé è un “centro di coscienza” che è al di là delle componenti formali del corpo, della mente e dell’anima ed è puro Spirito, privo di forme e di qualità. La caratteristica del Sé consiste nell’essere insieme trascendente l’io cosciente e ogni aspetto dell’individualità, ma anche immanente a tutte le sue forme. Il Sé come centro trascendente è illuminante e vivificante, come aspetto immanente è il contenitore della totalità umana e la base di ogni suo livello bio-psico-spirituale.

Figura 2.1
L’io e il Sé nella totalità dell’essere umano

Nella tradizione meditativa rispetto al Sé, l’io è inteso come un non sé, distorto e limitato da identificazioni selettive che ostruiscono la piena conoscenza delle umane potenzialità e precludono la realizzazione della totalità. L’identificazione egoica limita l’umana interezza e si riferisce a una costellazione di concetti di sé stessi, di immagini, di pensieri, di sentimenti, di motivazioni e di comportamenti, legati al senso dell’identità separata e fondamentalmente illusoria.

Nel contesto meditativo l’io, ben lungi dal rappresentare una condizione di salute e di maturità, rappresenta una condizione di limite e di prigionia, separata dal tutto e priva di visione e qualità spirituali.

Gli aspetti egoici legati al senso della personalità ruotano intorno a un pensiero che rimane identificato con una visione parziale della realtà di sé stessi e del mondo. Le qualità presenti a livello dell’io sono basate sull’acquisizione e sul possesso: il pensiero egocentrico esprime una realtà duale, intessuta di paura e di difensività.

Diversamente dall’io, il Sé vive su piani di manifestazione più alti, che sono quelli della vita universale. A questo livello, è espressa una qualità unitiva, onnicomprensiva di amore positivo e solare, in cui al posto del desiderio egoistico c’è l’amore incondizionato, al posto della conoscenza sensoriale-mentale c’è la conoscenza intuitivo-illuminante, al posto della volontà egoica c’è la volontà universale o volontà di bene. Su questo piano, il pensiero non è detentore di conflitto, ma di accordo, armonia e bellezza: se il pensiero al livello dell’io esprime separatività e ansietà, al livello del Sé esprime pace e armonia.

Nella prospettiva della psicologia convenzionale, aver realizzato un buon percorso terapeutico significa aver conquistato uno stato di accettante adattamento dell’io, che vuol dire essere spontanei e aver superato quella paura e quella rimozione delle proprie pulsioni che impediscono l’autodeterminazione nei ruoli sociali.

Essere autenticamente sé stessi a livello egoico vuol dire conoscersi e accettarsi nell’ambito del ristretto panorama del pensiero egocentrato. La sanità mentale significa pensare a sé stessi con le capacità e i limiti del proprio livello evolutivo e la libertà e il coraggio di esistere con la propria natura, i propri bisogni, le proprie ambizioni, i propri vizi e le proprie aspirazioni, orientandosi di volta in volta per scegliere ciò che è bene per sé, e affrontando con fiducia e coraggio la lotta per i problemi dell’esistenza.

Al livello dell’io in senso convenzionale, la guarigione qualifica la condizione accettante di sé stessi, di non conflitto, di assenza di complessi di colpa, di abbandono e di inferiorità, e di sopportazione della sofferenza dovuta ai problemi della vita.

Nella psicologia scientifica la sanità dell’io non implica virtù etiche e aspetti superiori della coscienza: non sono considerate le potenzialità spirituali ed è dato insignificante valore al pensiero portatore di amore e pace.

Dalla prospettiva integrale, che accoglie la visione sapienziale, l’io ordinario, identificato con un’autoimmagine mentale, è nella sua globalità un falso sé, che è focalizzato su aspetti parcellizzati della realtà e nega l’espressione delle realtà superiori come la verità, la saggezza e l’amore, appartenenti a una sorgente interiore infinitamente più ricca e collegata alla vita universale.

Pertanto, l’io come personalità parziale non rappresenta la verità, ma solo un’illusoria autorappresentazione costruita attraverso l’interazione con l’ambiente, che di per sé va superata e trascesa se si vuole realizzare il Sé e conoscere veramente il senso della vita.

Nella psicologia e psicoterapia occidentale, l’approccio biografico, che investiga le relazioni oggettuali interiorizzate, e l’approccio umanistico, centrato sull’espressione diretta delle emozioni, non conoscono i modi per far superare lo stato di privazione dell’io; viceversa, la tradizione meditativa insegna a trasformare quei veleni della mente che costruiscono la prigionia dell’io e il suo disfunzionale pensiero.

In questo contesto, il cammino verso il Sé richiede un percorso di autotrascendenza attraverso una profonda trasformazione di sé stessi, che porti a espandere la coscienza verso la connessione tra vita individuale e vita universale.

L’approccio integrale accosta le concezioni della psicologia occidentale e della tradizione meditativa e teorizza l’allargamento del senso dell’identità oltre l’io storico ai fini dello sviluppo sano e integrale. Tale approccio cerca di chiarire il continuum dello sviluppo integrale dallo stadio preegoico, in cui l’io come centro regolatore non è ancora strutturato, allo stadio egoico, in cui l’io è strutturato e sviluppa le sue funzioni, a quello transegoico, in cui l’io si espande tanto da trascendere i suoi confini corporeo-mentali e allinearsi al Sé.

L’arco personale e transpersonale dello sviluppo

Come già delineato nel libro Crescere oltre l’io (15), l’intero percorso dello sviluppo può essere riconosciuto come l’insieme di un arco personale-esteriore e di un arco transpersonale-interiore, che con la riunificazione dell’io al Sé raggiunge la sua integralità.

Sulla base dei lavori di Jung e Assagioli, questo modello di integrazione non vede l’io e il Sé come due opposti antagonisti, ma ne valuta la complementarietà e lo sforzo evolutivo di renderli allineati, così che l’io possa divenire strumento del Sé.

In questa accezione, se parliamo di un io dal punto di vista delle sue funzioni, vedremo che questo non farà altro che fortificarsi nel corso dello sviluppo; se ne parliamo invece in senso meditativo come stato di identità limitata da confini corporeo-mentali, allora è evidente che l’io è qualcosa che va trasceso e superato.

Nella sua completezza di funzioni corporee, sensoriali, emotive, mentali, l’io crescendo andrà sempre più fortificandosi e quindi risanandosi, sino a divenire lo strumento ideale del Sé, che lo guiderà nella sua esistenza temporale seguendo princìpi universali di armonia.

Comprendere l’arco dell’io dalla sua nascita alla sua autotrascendenza, passando dalle fasi preegoiche, a quelle egoiche, a quelle transegoiche, sino alla completa inclusione nel Sé, è una sfida della ricerca transpersonale e senz’altro un obiettivo di questo lavoro.

Possiamo sostenere che l’intero arco dello sviluppo, esteriore e interiore, è composto di quattro fasi evolutive, che vanno dalla nascita alla piena totalità del Sé.

Nelle sue capacità di base, quale soggetto capace di autorganizzazione, l’io sarà sempre presente nell’arco della crescita, mentre ciò che è superato è il suo sistema diviso e limitato da identificazioni, difese e attributi egoistici.

Ciò che è superato nella crescita è l’autorappresentazione egoica, che spesso corrisponde a credenze, sentimenti e giudizi di figure di riferimento affettivo che provengono dal passato e costruiscono una realtà interiore che prescinde dalla vera natura del Sé e che spesso contribuisce a nasconderlo e ostacolarlo.

Nel campo dell’io possono sussistere diverse autorappresentazioni, che si pongono come vere e proprie subpersonalità, con motivazioni, bisogni e caratteristiche diverse, ognuna delle quali può manifestarsi con una particolare e propria dinamica, producendo effetti contraddittori che dividono lo spazio interiore e possono dar luogo a conflitti.

Ogni subpersonalità corrisponde a una specifica identificazione che limita l’autenticità dell’individuo e si sovrappone al Sé come una maschera in cui la coscienza è confinata, condizionata e imprigionata.

Il ruolo delle subpersonalità nella sanità mentale e nel rapporto con la vita è imponente: ogni subpersonalità costruisce un filtro percettivo che modifica la realtà e le scelte.

Per esempio, una subpersonalità che è identificata con un senso di inferiorità, ha un filtro percettivo che tenderà a far percepire negli altri atteggiamenti che validino i propri pregiudizi: quindi avrà aspettative di svalutazione e di perdita che tenderanno a modificare e condizionare le sue scelte e le sue azioni.

Lo sviluppo integrale richiede che si varchino i confini di ogni selettiva subpersonalità, delle maschere, illusioni e divisioni che sono alimentate da quella specifica ignoranza spirituale della natura del Sé.

FIGURA 2.2

di Laura Boggio Gilot

LIBERARSI DAI SENSI DI COLPA

18 mar

lacrimaEsaminate per un momento i vostri sentimenti più intimi. Pensate che altre persone siano migliori di voi, più intelligenti di voi ? O forse voi vi sentite brutti o ordinari. Forse pensate di non avere dei talenti e vi chiedete perché siete qui. E’ possibile che stiate nascondendo qualche segreto profondo, oscuro, e pensate che, se la gente lo conoscesse, voi non le piacereste.
Non è un’esagerazione dire che la vostra felicità dipende per una gran parte dall’immagine che avete di voi stessi. Se l’immagine che avete di voi è scarsa, è come un virus insidioso che avanza in tutti i vostri pensieri e nelle vostre azioni, derubandovi letteralmente di un atteggiamento sano su voi stessi.
Le cause di questo problema sono innumerevoli. Molte sono il risultato di casi sfortunati nell’infanzia. I metodi stessi per disciplinare i bambini nella nostra società mettono le basi per un’immagine scarsa di sé. Nell’educazione dei bambini è importante differenziare tra un bambino cattivo ed un atto cattivo. Vista che tutti fanno degli errori è importante conoscere la differenza fra la persona e l’azione. Ai bambini si può insegnare ad imparare dai loro sbagli, conservando allo stesso tempo la loro integrità come esseri umani.
Se è una sensazione profondamente radicata di scarsa auto stima, è indicata la terapia di regressione, ed essa di solito risolve il problema. Credo che l’origine di molte immagini scarse di sé sia un episodio traumatico in una vita passata che in seguito può essere innescato o rafforzato da un’esperienza negativa nell’infanzia. Esso può quasi sempre essere attenuato rivivendo quell’evento della vita passata in uno stato mentale alterato. La ragione per cui la psicoterapia attuale è così inefficace nel risolvere questo disturbo comune è perché essa non ha ancora riconosciuto che la vera origine può essere trovata soltanto in qualche vita precedente.
Un caso classico di questo tipo di colpa è una giovane donna sposata, madre di due bambini piccoli, che si sentiva colpevole di qualcosa di orribile, ma non sapeva di che cosa. Era tormentata da pensieri di bruciare all’inferno perché il suo crimine era così orrendo da essere imperdonabile.
La sua storia attuale non conteneva nulla che avrebbe potuto giustificare le sue paure. Ella aveva dei genitori amorevoli e un’infanzia felice. Il suo matrimonio era una vera unione d’amore, ed ella era del tutto felice come madre.
Ella subito accettò la reincarnazione e fu pronta a tentare una regressione. Questa non è la procedura solitamente usata alla prima visita di consulenza, ma ella sembrava così disponibile che procedemmo con una trance. Entro cinque minuti fu in uno stato alterato profondo ed ebbe l’esperienza di se stessa come una ragazzina di circa 14 anni che raccoglieva delle erbe in un bosco. Ella descrisse ciò che stava facendo. Disse che sua madre le insegnò l’uso delle erbe e che le disse che stava facendo l’opera di Dio guarendo le persone con esse. Poi i paesani portarono un neonato molto malato e le domandarono di guarire il bimbo. Ella sapeva che il neonato stava morendo e disse ai paesani che non era in grado di guarirlo. Quando il bimbo morì i paesani la trascinarono fuori dalla sua casetta, dichiararono che ella fosse una strega e la bruciarono sul rogo.
Le domandai perché si sentiva colpevole se credeva di fare l’opera di Dio. Ella spiegò che il sacerdote in quella vita la convinse di essere una ragazza ignorante e che quelli che erano in grado di guarire gli altri erano servi del diavolo. Egli le disse che sarebbe per sempre arsa all’inferno perché non avrebbe mai essere potuta perdonata. Ella morì credendo questo.
Le domandai chi aveva ragione, sua madre o quel sacerdote ? Ella disse, senza esitazione, che il sacerdote aveva avuto torto. Ella era molto sollevata da questa introspezione ed espresse autentica gioia quando uscì dallo stato di trance. Una visita supplementare dopo due settimane confermò il successo della sua seduta con la mente onnisciente. Raccontò che le sensazioni di colpevolezza erano totalmente sparite.

Il Senso di Colpa Sessuale è Potente

Il sesso è una causa frequente di problemi emotivi. Dato che siamo tutti degli esseri sessuali, questo aspetto della nostra vita è nato con noi e ci influenza dalla nascita alla morte. Ricordo una giovane donna il cui problema fu scatenato da un incidente quando era ancora in fasce. Aveva goduto la sensazione piacevole di strofinare i propri genitali. Quando suo padre la colse durante questa attività piacevole, egli la sculacciò e, arrabbiato, le ordinò di non farlo mai più. Ella pensò di essere punita per i sentimenti di piacere, e quando, adolescente, venne da me per avere un aiuto, aveva inconsciamente inibito il suo sviluppo come donna. I suoi seni non si stavano sviluppando, e i suoi flussi mestruali erano quasi non esistenti. La sua lotta per controllare i sentimenti sensuali era il problema più difficile per lei, visto che non aveva alcun controllo su quei sentimenti e subconsciamente credeva che fossero cattivi.
Due sedute di regressione risolsero completamente il problema. Nel giro di sei mesi i suoi seni avevano la grandezza normale. I suoi periodi mestruali cominciarono due settimane dopo le sedute e continuarono a ritmo normale.
I sensi di colpa nella sfera sessuale possono inoltre avere un impatto forte sull’immagine che si ha di sé, anche senza un apparente coinvolgimento nelle vite passate. Ricordo la visita di un uomo anziano che stava morendo di tumore. Egli riferì una storia incredibile. Disse che quando aveva 17 anni aveva fatto sesso con una compagna di classe. Quella era stata l’unica volta che avesse fatto sesso prima di incontrare sua moglie. Egli però aveva così tanti sensi di colpa per quell’esperienza che non era mai stato in grado di parlarne con sua moglie o con qualcun altro. Per tutta la vita era vissuto con il pesante fardello di aver commesso ciò che considerava un peccato imperdonabile.
Trovai difficile credere che, con i nostri atteggiamenti attuali sul sesso, egli potesse tuttavia avere quella convinzione. Però, quando il fatto accadde nella sua vita, l’atteggiamento sul sesso era molto rigido, e il sesso tra una coppia non sposata era considerato peccato. Allevato in una famiglia cristiana egli era del tutto inconsapevole che il sesso era un’attività comune – anche se taciuta. Il suo matrimonio era stato felice, ed egli amava tuttora sua moglie, ma per tutti quegli anni si era sentito come se le fosse stato infedele.
Tutto quello che feci fu dargli dei fatti e delle cifre sulla normalità del sesso e lo assicurai che non aveva dei motivi solidi per condannarsi così severamente. Il fatto che non pensavo che avesse commesso peccato sembrava sollevarlo notevolmente.
Quando egli morì cinque giorni dopo sua moglie mi chiamò e mi disse che egli se n’era andato in pace. Egli aveva fatto la seduta nel mio studio con lei, ed ella era sollevata e grata per comprendere finalmente l’uomo che amava. Disse che egli era stato un marito meraviglioso, gentile e premuroso. In questo caso il suo senso di colpa può averlo reso un marito migliore. Sembra triste che egli abbia sofferto così tanti anni per un fatto impulsivo così normale. Benché ormai non si possa più sapere per certo, anche una seduta di regressione nelle vite passate avrebbe potuto essere valida se egli non fosse stato così vicino alla morte.
Sono cresciuta in una famiglia cristiana molto protetta, e ora mi rendo conto quanto poco sapevo delle “vie del mondo”. Il mio primo incontro con la masturbazione venne da un amico di mio marito. Egli portò questo giovanotto nella nostra casa, e noi ci piacemmo moltissimo. Era molto simile ad un rapporto fra fratello e sorella. Un giorno l’amico mi disse che, se avessi saputo una certa cosa di lui, non gli avrei più voluto bene né l’avrei più rispettato. Lo assicurai che per me non avrebbe fatto differenza, e alla fine egli riuscì a tirare fuori le parole che praticava “l’auto inquinamento”, in quel periodo il termine spesso usato per masturbazione.
Fui un po’ scioccata, ma feci in modo che non se ne accorgesse. Gli dissi che questo non faceva di lui una persona cattiva, e che non avrebbe fatto differenza nella nostra amicizia. Capii dalla sua sofferenza che questo era qualcosa che doveva essere compreso meglio. Cominciai a leggere quello che riuscii a trovare sull’argomento. Per la mia sorpresa scoprii quanto è normale. In realtà ogni bambino che non è consapevole sessualmente non è normale.
Ho una lunga lista di storie orribili su genitori che hanno punito i loro figli per essersi toccati in luoghi nascosti. C’è da meravigliarsi che il senso di colpa per questa attività normale sia una delle forme più comuni di sensi di colpa nascosti ? Se soffrite per questo procuratevi uno dei molti libri sull’argomento e scoprite quanto siete normali.
I sentimenti di colpevolezza, che essi provengano dalla vita presente o da vite passate, sono diffusi anche per altre questioni connesse al sesso, compreso l’incesto, certe pratiche sessuali e la fedeltà. L’incesto avviene in tutte le culture e in ogni epoca. Nella mia professione il paziente insolito era colui che non aveva avuto alcun incontro incestuoso in qualche momento della sua infanzia. Spesso fu un’esperienza dolce.
Quando l’incesto è stato praticato a lungo nella vita di un bambino, esso spesso causa un danno permanente alla psiche. E’ stato anche interessante per me osservare che un esame ravvicinato di molti dei casi rivela che il danno risultava più per i sentimenti della vittima che per un male fisico. Spesso il paziente spiegava che la sua risposta sessuale di piacere era la causa del senso di colpa. Dato che si ritiene che l’atto sessuale stesso sia molto peccaminoso, deve quindi essere altrettanto peccaminoso trovarlo piacevole.
Anche gli affari extraconiugali hanno una parte importante nell’arena dei sensi di colpa, e sono comunque comuni. La maggioranza dei miei pazienti era stata innamorata di qualcuno al di fuori del loro matrimonio in qualche momento della loro vita e per periodi di tempo diversi, da settimane ad anni. Spiego sempre che quando si incontrano due persone che sono state insieme in una vita precedente, vi è sempre un riconoscersi delle anime che è totalmente spontaneo ed impossibile da controllare per l’individuo. Però la cosa importante è ciò che le due persone fanno con il rapporto e determina il progresso spirituale delle persone coinvolte. Come per tutte le esperienze, c’è una ragione ed uno scopo nell’incontro. Lo scopo è sempre promuovere il progresso spirituale dell’anima.
Molti comportamenti sessuali considerati non normali non sono così rari come crede la maggior parte della gente, ma spesso essa porta pesanti fardelli di sensi di colpa e sentimenti profondi di disgusto di sé.

Il Senso di Colpa Co-dipendente

Un altro campo che fa molte vittime di sensi di colpa è la credenza che si è responsabili per la sfortuna o persino per la morte di qualcun altro. Due casi basteranno per mostrare i risultati dolorosi e spesso la stoltezza di questa credenza auto incriminante.
Nel primo caso una donna era convinta di essere stata la causa della morte per cancro di suo marito. Pianse per la maggior parte del tempo, e in ufficio dove lavorava i colleghi erano sconcertati perché niente sembrava confortarla o aiutarla. Ella mi raccontò che recentemente il suo medico le aveva scoperto un cancro nel collo. Era nei primi stadi, ed egli voleva cominciare subito una chemioterapia. Ella era del tutto contraria alle terapie a base di farmaci e mi chiese di aiutarla a sbarazzarsi dal cancro.
Questa paziente era molto sensibile ed un eccellente soggetto per la trance. In uno stato alterato le chiesi di vedere e sapere che cosa il cancro stava manifestando nella sua vita. Ella rispose immediatamente che stava esprimendo il suo senso di colpa perché ella era responsabile per la morte di suo marito.
Seguendo un’intuizione molto forte le ricordai che, visto che suo marito se n’era andato da solo circa un mese, forse era ancora vicino a lei. Le suggerii di chiamarlo e di chiedergli se voleva venire a parlare con lei. Quasi subito ella disse che egli aveva risposto ed era con noi. Il suo modo di comportarsi cambiò completamente, ed ella mi riferì che egli la stava assicurando che ella non aveva nulla a che fare con la sua dipartita. Infatti egli le diede tre ragioni perché era morto, e non avevano niente a che fare con lei. Egli le assicurò del suo amore e le chiese di perdonarlo per averle fatto del male andandosene. Aggiunse che la stava aiutando a sistemare il patrimonio dei di lui genitori che erano morti entrambi due settimane dopo di lui e a distanza di due giorni uno dall’altra.
Ella fu così sollevata per questa rivelazione, che era totalmente reale per lei, che due settimane più tardi il dottore non trovò traccia del cancro. Devo confessare che ascoltare una seduta che è così bizzarra mi fa pensare con meraviglia che cosa è veramente successo in quei momenti. Posso solo congetturare che gli spiriti possono comunicare quando le condizioni sono giuste. Sono sicura dei risultati positivi: è possibile qualcosa che in apparenza proviene da un altro mondo e produce dei cambiamenti drammatici nelle persone. Forse tutto avviene nel subconscio dell’individuo, in qualche modo guidato da una saggezza più alta nell’individuo o attraverso l’individuo. L’essenza o lo spirito intelligente di suo marito era davvero presente nel mio studio ? E’ stata quello che qualcuno chiamerebbe la sua immaginazione ? Possiamo soltanto fare delle congetture a questo punto, ma per 38 anni ho ascoltato centinaia di casi di apparenti comunicazioni fra due mondi. Posso testimoniare della loro realtà per il paziente e dei cambiamenti drammatici che avvengono nella vita dell’individuo. Nella maggior parte dei casi produce la risoluzione del problema.
Il secondo caso che ha a che fare con qualcuno che credeva di aver causato la morte di un’altra persona è quello di Marie, la quale aveva paura di farsi ipnotizzare. Era in uno dei miei gruppi di workshop con delle ragazze di un liceo che vennero a casa mia una volta alla settimana per farmi delle domande sulla metafisica e sulla parapsicologia. Tutte volevano sperimentare l’ipnosi, così avevano portato il permesso scritto dei loro genitori. Tutte le ragazze riuscirono a farsi ipnotizzare eccetto Marie. Ella fu profondamente afflitta per questo ma non ci riuscì assolutamente, in apparenza perché aveva paura di farsi ipnotizzare.
Un’altra ragazza del gruppo era una sensitiva naturale. Non volendo approfittare del suo dono non lo usavamo nell’attività del gruppo. Le ragazze erano affascinate dal campo paranormale e volevano più che altro fare delle domande e discutere sulle mie risposte.
Quel giorno particolare soltanto due ragazze furono presente, Marie e la ragazza sensitiva. Aspettammo le altre per alcuni minuti perché loro due le avevano viste all’ora di pranzo e le altre avevano detto: “Ci vediamo dalla Sig.ra Denning.” Infine domandai alle due ragazze presenti di che cosa avrebbero voluto parlare. Risposero immediatamente che a loro sarebbe piaciuto “fare un seduta spiritica”.
Avevamo discusso di questo fenomeno, ma l’avevo scoraggiato. Quel giorno però sembrava giusto, così presi un vassoio da televisione e la ragazza sensitiva si sedette alla mia sinistra. Ero seduta di fronte a Marie.
Non avevo mai visto un tavolo rispondere così rapidamente. Nel momento in cui le nostre mani toccarono il tavolo, esso cominciò violentemente ad oscillare avanti e indietro.
Marie guardò verso di me con gli occhi sbarrati per lo stupore e disse: “Sig.ra Denning, mia sorella è qui.” La ragazza sensitiva disse con molta calma: “Naturalmente, siamo qui per questo. Ella vuole che io ti dica di smetterla di sentirti in colpa per la sua morte. Non ha avuto nulla a che fare con te. Tu non sei responsabile.”
Quindi la sensitiva spiegò che Marie aveva paura di farsi ipnotizzare perché, in trance, avrebbe potuto vedere di essere davvero la causa della morte di sua sorella. Questa introspezione liberò Marie completamente dal senso di colpa e dalla paura. Al nostro incontro successivo ella raggiunse uno stato ipnotico senza alcuna difficoltà.
La domanda intrigante in questo caso è: che cosa ha fatto sì che le altre cinque ragazze non venissero all’incontro ? Se fossero venute avremmo trascorso il tempo a discutere sull’argomento programmato. Non ci sarebbe stato nessuna seduta spiritica.
Benché questo sia un esempio eccellente di sincronicità, la questione dell’intuizione è un po’ più complessa. L’intuizione di chi aveva prodotto questo ? Forse lo spirito della sorella di Marie ha organizzato tutto lo scenario. O forse la ragazza sensitiva, ad un livello subconscio, è stata responsabile. E’ stata lei a suggerire di fare una seduta spiritica. Nel momento in cui il tavolo rispose ella “seppe” tutti i fatti sul coinvolgimento di Marie con sua sorella. Non lo sapeva prima ad un livello cosciente. Per comuni che siano, a questo punto possiamo solo fare delle congetture sul modus operandi dei molti strani eventi che avvengono nel campo delle esperienze paranormali.

Auto Punirsi per un Senso di Colpa

Vi sono naturalmente molte altre cause per i sensi di colpa, come p.e. la disonestà nelle sue molteplici forme, dall’evasione delle tasse al furto. Il marito di una mia amica commise suicidio perché pensava di essere stato disonesto nella sua dichiarazione dei redditi. Era sicuro di essere nei guai con la polizia tributaria e temeva di essere arrestato. Non riuscì ad affrontare il disonore. Dopo la sua morte tutto si rivelò un errore, ed egli non era colpevole di niente. Il suo stesso codice morale era stato così rigido che non riusciva a perdonarsi.
Il campo dei nostri sentimenti e delle nostre interpretazioni soggettivi ci causa inoltre quantità enormi di sensi di colpa e vergogna. Mia madre è stata un individuo generoso, affettuoso ed altruista, ma non è mai riuscita a perdonarsi per essersi risentita di sua madre. Ho dato consigli a molti pazienti che erano incapaci di accettarsi perché non riuscivano a perdonarsi i rancori che serbavano nei confronti di qualche amico o parente.
Fra di loro ci fu una rappresentante diplomatica. Nel suo secondo matrimonio ella veniva continuamente infastidita dalle chiamate e delle richieste irragionevoli della prima moglie di suo marito. Pregava continuamente perché la sua rabbia e il suo risentimento nei confronti della prima moglie fossero rimossi. Cercava in ogni modo che conosceva di amarla e di accettarla. A volte pensava di esserci riuscita, soltanto per poi vedere svanire le sue buone intenzioni quando la prima moglie chiamava di nuovo. Questa lotta continuò per un certo numero di anni, ed infine ella si punì sviluppando un cancro e morendo.
Quando un individuo è responsabile per la custodia di un genitore anziano e spesso invalido, il desiderio di essere liberi da questo fardello è una risposta normale alla situazione difficile. In molti casi di questo tipo, il custode si ammala dopo la morte della persona invalida. La causa viene spessa diagnosticata come il risultato della fatica dell’attenzione data all’invalido. La verità potrebbe essere che il custode soffre per i sensi di colpa per essere contento che l’invalido sia morto. Questa credenza è un sentimento che poche persone sanno gestire razionalmente. E’ difficile separare il desiderio di essere liberi dal fardello della custodia dal desiderio che l’invalido muoia. Il primo è un desiderio perfettamente normale al di là del nostro controllo, e l’ultimo viene interpretato come peccaminoso.
Penso che verrà il tempo in cui saremo in grado di accettare la morte come una liberazione gradita dalla sofferenza ed una transizione felice verso una nuova avventura. Una volta un guru indiano mi disse che non riusciva a comprendere il nostro atteggiamento verso la morte. Disse che in India si prega per la liberazione dell’anima quando una persona si sta avvicinando alla morte. Era perplesso per il fatto che, negli Stati Uniti, la gente faccia tutto il possibile per tenere gli altri in vita. Lo considerava crudele ed egoista.

Che Cosa Fare

Che cosa possiamo fare in casi di scarsa auto stima ? Pregare per il perdono non risolverà il vostro problema. Vi è mai venuto in mente che Dio non può perdonarvi finché non vi perdonate voi stessi ? Dio vi ha già perdonato perché, in primo luogo, Egli non vi ha mai condannato. Voi siete stati il vostro proprio giudice e la propria giuria. Questo fatto è diventato molto evidente per me nel corso dei molti anni in cui ho lavorato con la terapia delle vite passate.
In uno stato alterato, quando comunicano con la mente superiore, i pazienti assumono la responsabilità per gli errori che hanno commesso e sono in grado di perdonarsi per gli sbagli passati. Però spesso accettano prontamente i problemi che stanno affrontando come modi giusti ed equi per imparare le lezioni necessarie per l’anima. E’ interessante constatare che questa comprensione intima spesso riduce e, nella maggior parte dei casi, elimina i problemi. Dio non punisce, e per questo l’unico scopo del dolore è insegnarci che c’è qualcosa che non quadra e che dobbiamo correggerlo.
Quando Pietro chiese a Gesù quante volte avrebbe dovuto perdonare i suoi offensori suggerendo 7 volte, Gesù rispose: “No, 70 volte 7”. (Matteo 18,21-22)
La parola peccato significa letteralmente mancare il bersaglio, fare un errore. Mentre il cristianesimo insegna che il peccato è qualcosa di cattivo, molte altre religioni insegnano che bisogna fare degli errori per imparare le lezioni della vita. Questo è il piano di vita su questo pianeta. Siamo qui per diventare delle personalità amorevoli, e ogni digressione da questo scopo causa dolore. Il fine del dolore è metterci sull’avviso che abbiamo fatto un errore. Esso non dovrebbe rinchiuderci in sentimenti di colpa e auto condanna. Risposte di questo tipo in verità annullano il fine del dolore, perché concentrano la nostra attenzione sul dolore piuttosto che sul nostro progresso spirituale. Ricordate, siete responsabili del vostro proprio sentiero spirituale e di nessun altro. Ogni persona è responsabile solo di se stessa.
Noi tutti dobbiamo trovare la nostra vera identità spirituale a modo nostro. Ricordate, siete un’espressione divina di qualunque cosa Dio sia. Quando riconoscerete questo, imparerete ad amare voi stessi per il vostro potenziale, e quindi lavorate per compiere quel potenziale. Quando accetterete la vostra stessa divinità, le vostre facoltà intuitive cominceranno a manifestarsi. Verrete effettivamente condotti verso il tipo di attività ed azioni che produrranno cambiamenti maggiori nella vostra vita. L’amore ha il potere più grande per cambiare la gente. Gesù ci ammonì di amare il nostro vicino come noi stessi. La maggior parte delle persone non si rende conto delle implicazioni profonde di questo. Implica che amare se stessi è della massima importanza. Se desiderate sviluppare la vostra intuizione, ricordate che amare ed accettare voi stessi la accrescerà nettamente. Tra l’altro, tutte le religioni maggiori insegnano l’amore come la meta più alta dell’uomo.
Ricordate sempre che la vostra mente è il creatore del vostro destino. Se sceglierete di essere una vittima, sarete sempre una vittima, attirando varie forme di sfide nella vostra vita. Se avete fatto qualcosa per danneggiare qualcun altro, usate la vostra energia correggendo quel torto e poi andate avanti con la vostra vita. Cambiare il vostro stile di vita, risolvere i vostri problemi, correggere tutto ciò che credete di aver sbagliato non può essere una cosa istantanea. La vita è un’avventura di un-giorno-alla-volta. Il tenere a mente la vostra meta vi porterà alla fine a quella meta.
Innanzi tutto non scoraggiatevi quando fate degli errori. Accettate la vostra umanità, e lasciate che i vostri sbagli siano dei trampolini di lancio verso una saggezza più grande.

Hazel Denning

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